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Autore: Paolo Stendardo, Marco Bukovec
Anno: 2026
Formato: 19x27 cm.
Pagine: 236
Stampa interno: Colore
Copertina: Colore, brossura con alette
Prezzo: Euro 24,00
Lingua: italiano
ISBN: 88 6803 337 8
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Le fortificazioni dei Bersaglieri lungo la ferrovia Transalpina Valli dell'Isonzo e del Baccia 1943-1945
LE FORTIFICAZIONI DEI BERSAGLIERI LUNGO LA FERROVIA TRANSALPINA VALLI DELL’ISONZO E DEL BACCIA 1943 – 1945
Dove i partigiani di Tito non riuscirono a passare
Per i soldati in grigio-verde che dopo l’8 Settembre 1943 aderirono alla R.S.I. e furono impiegati nei territori orientali inseriti nell’Adriatisches Künstenland – Zona di Operazioni Litorale Adriatico, la ferrovia Transalpina rappresentò le Termopili d’Italia. Tra di essi vi furono moltissimi giovani volontari in età scolare presentatisi sin dai giorni successivi l’armistizio in una caserma di Verona per arruolarsi, che lasciarono i libri e le aule per fronteggiare un nemico con anni di guerriglia alle spalle. Essi avevano tutto da perdere e nulla da guadagnare ma indossarono con orgoglio le “fiamme cremisi” e per 18 mesi condussero una difesa disperata contro i partigiani di Tito. Erano bersaglieri. Con una forza media di circa 800 uomini, il I Battaglione Volontari Bersaglieri “Benito Mussolini” presidiò un tratto della Transalpina lungo quasi 30 km, che correva a ridosso del confine del Regno d’Italia sancito dal Trattato di Rapallo 1920. A guerra conclusa, dopo la resa con la promessa che tutti sarebbero presto tornati a casa, gli jugoslavi ne uccisero subito un centinaio. Gli altri furono costretti a “marce della morte” verso campi di concentramento nel cuore della Jugoslavia tra cui quello famigerato di Borovnica, in cui sarebbero stati sottoposti a privazioni e violenze di ogni genere. I superstiti ridotti a scheletri viventi sarebbero stati rimpatriati appena nel 1947. Il tema dell’opera è la rivisitazione dei luoghi che ospitarono i presidi dei fanti piumati. Una ricerca durata anni, nel corso della quale gli autori hanno percorso innumerevoli volte le valli interessate interrogando gli abitanti per acquisire informazioni sui luoghi, esplorando bunker e strutture in abbandono da decenni lungo la ferrovia. Un libro che, con un’ampia documentazione fotografica, offre un quadro esauriente di ciò ancor oggi che rimane delle opere di difesa; un’opera mai realizzata su un frammento di storia militare che non mutò l’esito del conflitto ma incise sulla sorte di Gorizia e di quel lembo della Venezia Giulia che rimase all’Italia. |
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